sabato 18 maggio 2013

Morto il torturatore gioppino Videla

I miei eroi, quella sera, furono tutti olandesi. E solo più avanti, nel tempo, se ne sarebbe sovrapposto uno argentino. Uno solo, ma di una grandezza rilucente che allora non potevo capire: il centravanti Mario Kempes dai lunghi capelli. Lui, proprio lui, che con i suoi gol era stato decisivo, rifiutò, solo lui, in mondovisione di stringere lo zampone al torturatore gioppino Videla.
Nicola Pezzoli, Quattro soli a motore, Neo

Il torturatore gioppino è morto. Oltre al libro di Zio Scriba, che non parla della dittatura argentina, ma è ambientato nel 1978, con un bambino protagonista spesso picchiato da un padre, per questo soprannominato Videla, consiglio spassionatamente anche il libro di Massimo Carlotto Le Irregolari, Buenos Aires Horror Tour edito da e/o.
Chi vuol sapere qualcosa sulla dittatura argentina legga qui.

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giovedì 16 maggio 2013

Due parole con i Granprogetto



Granprogetto questa sera per la prima volta in palude. Granprogetto di nome e di fatto, visto il gran bel disco che hanno fatto, La cena del bestione, non ancora ufficialmente fuori, ma già nelle mie orecchie da giorni e con molte rece positive in giro. In uscita a fine maggio per la Millessei Dischi, sorta di United Artist in musica (creata da loro assieme ad un altro paio di gruppi), La cena del bestione è pop-rock cantautorale, un po’ surreale, un po’ biografico. Tredici pezzi con una voce notevole, belle chitarre, frasi d’impatto. Titoli come Roy Scheider (non mi ricordavo fosse morto quel mitico attore), Parti ma resti nella Comunità europea, Cazzurillo, Kronoporta spaziale … insomma cose che ti restano in testa.
Nati artisticamente nel 1998 come La Camera Migliore, Marco Balducci, Francesco Fanciullacci, Davide Miano, hanno accumulato un sacco di esperienze in giro per i palchi. Due album con quel nome, tour accanto a nomi importanti (su tutti Max Gazzè), e poi la decisione di dare vita ai Granprogetto nel 2006. Ottima idea cresciuta con il tempo, grazie a concerti, altre collaborazioni importanti (una anche con il mitico Alessandro Fiori), e finalmente questo atteso debutto, con una copertina tipo il set di un film di Fellini. In questa loro progressione non potevano mancare un passaggio in palude. Se non ora quando? Pronti?   
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mercoledì 15 maggio 2013

Stefano Tassinari, un anno e una settimana dopo

Da un pezzo volevo scrivere qualcosa su Stefano Tassinari, lo scrittore emiliano morto lo scorso anno. Ho conosciuto la sua scrittura qualche dopo il G8 di Genova del 2001, quando portava in giro un bel romanzo d'amore, ambientato proprio in quella macelleria messicana: I segni sulla pelle (Marco Tropea Editore, 2003). Dico d'amore, perché mi ricordo così (due ragazzi, si incontrano in quella situazione). Leggendo le note sul libro, scopro che è "un romanzo dove il giallo si mescola con la denuncia sociale e il cui bisogno di verità è solo un altro modo per impedire la fine di un sogno." Chi conosce i libri di Stefano Tassinari, sa bene che queste sono le sue tematiche. Avevo amato molto il romanzo, tanto da consigliarlo al regista Davide Ferrario, in una mia lettera sul mensile di collegamento tra i Smemoranda brothers and sisters. Mi sembrava perfetto per lui, infatti Ferrario mi rispose dicendo "Lo leggo, e ci faccio un pensierino". Magari un giorno lo farà. Ora lo consiglio a voi. 
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lunedì 13 maggio 2013

Due parole con i Divanofobia



Questa sera nuova blog-intervista con i Divanofobia, gruppo che fin dal nome ha fatto del movimento una filosofia di vita. E pure il titolo del loro esordio, I fantasmi baciali, è una dichiarazione contro l’immobilismo e la viltà dei nostri giorni. Un bel modo di presentarsi per il gruppo bolognese guidato da Andrea Lorenzoni (basso/voce), impegnato anche sul piano letterario (annotatevi la sua recente raccolta di poesie Parlo dentro). Con Marco Donelli (chitarra/voci), Marco Senin (chitarra), Paolo D’Alonzo (batteria/tastiera/voci), ha creato un disco pieno di ritmo e poesia, battute fulminanti con nove pezzi senza tempo. Almeno questo è ciò che mi hanno detto i primi intensi ascolti.
Un’autoproduzione con il supporto di ABuzzSupreme, e la produzione artistica di Michele Postpischl degli OfeliaDorme, grandi amici dell’Alligatore, già passati in palude parecchie volte, bolognesi come i Divanofobia. E bolognese era anche Lucio Dalla, che prima di morire, aveva già notato il quartetto, inserendolo nel suo progetto legato ai giovani gruppi che avrebbe dovuto seguire direttamente lui, intorno al Teatro del Navile, vicino alla sua casa. Un progetto ora non ancora partito, e allora i Divanofobia hanno deciso di partire da soli, dando alle stampe I fantasmi baciali. Ottima mossa, come quella di passare in palude a tre giorni dall’uscita ufficiale, venerdì scorso. Pronti, attenti, via …
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sabato 11 maggio 2013

Il Nuovo Male e l'illusione progressista

In edicola Il Nuovo Male n.14, lanciato sul sito di Frigolandia da un pezzo del direttore Sparagna che condivido in pieno, e per questo ne ricopio un pezzo e invito a leggere tutto. Come vi invito a leggere Il Nuovo Male , che trovate in edicola.

L'illusione progressista di Vincenzo Sparagna
I
n un intervento di qualche tempo fa, parlando del Partito Democratico, avevo scritto che non era un partito (poiché era la somma di tendenze contrapposte) e non era democratico (poiché incapace di rinnovarsi). Giudizio che si è confermato drammaticamente esatto in questi giorni. D’altra parte per capire la crisi di oggi bisogna risalire alle origini uliviste del PD. Qual’era il progetto dell’Ulivo? Quello di mettere insieme i cosiddetti “progressisti”, una vecchia illusione.

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giovedì 9 maggio 2013

Due parole con Manuel Volpe



Per la prima volta in palude Manuel Volpe, giovane musicante di Jesi, di origini siciliane. Di lui si sa poco, a parte le tante esperienze musicali accumulate nonostante la giovane età (è del 1988). Di formazione jazz, ha il gusto per la contaminazione e per la citazione. Ascoltando le sue canzoni, si ha come l’impressione siano nate per il cinema. Nove pezzi da ascoltare e riascoltare, che si illuminano un po’ per volta, come le luci della notturna copertina (perfetta per rappresentarli): una voce un po’ roca, mandolino, banjo, sax, violini, piano, clarinetto, fiati …una bellezza unica nell’attuale panorama underground. Un mischiare in modo sapiente tante influenze, tra il classico e la world meno modaiola, ritmi cubani e temi mediterranei, momenti cinema, la musica tzigana.
Dato alle stampe per Goat Man Records, edizioni/promozioni ABuzzSupreme, Gloom Lies Beside Me As I Turn My Face Towards The Light, uscirà ufficialmente domani, 10 maggio (tra qualche ora), ma ha già incantato il mio lettore cd e se ne parla in giro. La cosa nuova della nostra musica? Potrebbe essere. A me ha ricordato molto l’incontro tra Tom Waits e John Lurie nel film Daunbailò di Jarmusch (quello con Benigni, finito con loro in carcere e poi perso nelle paludi della Louisiana). C’è questa atmosfera magica, sospesa. Si sente poi, che Gloom Lies … è nato nel corso del tempo, perché, nonostante la freschezza e le emozioni ad ogni ascolto, è un album dove tutto è al suo posto. Ci ha messo tre anni Manuel per finirlo, lavorandolo fino all’ultimo... ma prima di uscire ufficialmente, un passaggio in palude mi sembra giusto. Pronti?
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mercoledì 8 maggio 2013

Le grandi domande del 2013/2

Chi si ricorda di Karen Black?

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lunedì 6 maggio 2013

Due parole con gli Hank!



Non avrei mai pensato di avere Hank in palude, ma questa sera il sogno si avvererà. Ok, non è proprio lui, il mio scrittore preferito (Hank, per gli amici, era Charles Bukowski), ma è una band che ha deciso di omaggiarlo nel nome. Hank! con l’esclamativo in fondo, sono un giovane gruppo di Palermo con il gusto per il surreale e la voglia di suonare. Si può capire questo dalla mole di concerti fatti e dal titolo splendido che si sono scelti per questo loro esordio in uscita per 800A Records: Atti pubblici in luoghi osceni. Sembra proprio un bel titolo per una raccolta di racconti del nostro comune amico scrittore. Mettete canzoni al posto di racconti, e il gioco è fatto.
Dieci pezzi cantati in italiano dai quattro siciliani (Francesco Pintaudi/voce e chitarra, Salvatore Aiello/chitarra e tastiere, Claudio Gambino/basso, Giorgio Bovì/batteria), con uno stile tutto personale e una maturità raggiunta in breve tempo, se pensate che si sono formati solo nel 2008. Nell’album compaiono in alcuni pezzi anche Nicolò Carnesi (voce), con il quale sono stati in tour per il suo Gli eroi non escono il sabato, Oratio (armonica), già gradito ospite in palude, e Aldo Ammirata (violoncello). Altra bella cosa è la copertina, a metà strada tra quella di un libro di Hank e una locandina di qualche film di Pedro  Almodóvar. Chi sarà l’autore? Ovviamente, è una delle domande dell’intervista che va ad incominciare. Pronti?

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sabato 4 maggio 2013

Messner un eroe antiborghese

In questi giorni, come annunciato, sono stato più volte al Trento Film Festival, spettacolare festival di cinema dedicato alla montagna, oggi alla fine. Sono salito sempre in bici, per entrare meglio nel clima avventuroso e a contatto con la natura (e l'ho sentita tutta, dall'amato sole che mi ha abbronzato alle nuvole che mi costringevano a coprirmi, dal vento alla pioggia, che per dieci minuti ho pure preso... ma dieci minuti, su circa 16 ore totali di viaggio, non sono nulla). 
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giovedì 2 maggio 2013

Due parole con i C+C=Maxigross



Per la prima volta in palude i C+C=Maxigross, scesi per l’occasione dalla loro amata Lessinia, montagna veronese dove da sempre succedono cose magiche. La loro musica è magia pura, appena l’ho sentita me lo sono detto e mi sono chiesto: ma da dove vengono questi? Il loro Ruvain (rumoreggiare, nell’antichissima lingua cimbra), vero e proprio esordio dato alle stampe per l’etichetta indipendente Vaggimal Records (altra magia della Lessinia), suona come qualcosa senza tempo. Quattordici tracce registrate in analogico in parte da MarcoJennifer GentleFasolo e in parte da loro stessi nelle infinite improvvisazioni casalinghe dalla notte all’alba.
Uscito da manco un mese, Ruvain incanta critica e pubblico, grazie anche al continuo girare sul loro furgoncino bianco comprato a fatica, per suonare in tutta Italia e pure fuori (sono stati anche negli States per un minitour, facendo una tappa al mitico CMJ Music Festival di New York). A vederli, barbe e capelli lunghi i quattro ragazzi, faccia d’angelo la ragazza, diresti che sono dei figli dei fiori usciti dall’estate dell’amore. E pure la copertina, il modo di vestirsi e atteggiarsi lo confermerebbe. Per non dire delle canzoni, in inglese, italiano, e cimbro …insomma, una bellezza per le orecchie e gli occhi. Pronti?
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mercoledì 1 maggio 2013

1 maggio, primi giretti in bici

Quest'anno la stagione è partita presto, poco dopo metà aprile il primo giretto nei dintorni della palude. Il contachilometri segnava 580 km ... l'obbiettivo è raggiungere il 2000 km per fine agosto.
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lunedì 29 aprile 2013

Due parole con Dagger Moth



Arriva in palude Dagger Moth, vera e propria one-woman-band più unica che rara. Non dico per la prima volta, perché Sara Ardizzoni è già passata di qua con i Pazi Mine, precedente suo gruppo con all’attivo un gran bel disco, imprescindibile per chi ha seguito l’underground italico nell’ultimo decennio. Da alcuni anni lei si è messa in proprio (e fa tutto da sola, dai testi alla musica … fino alla promozione), con una forza e una determinazione ammirabili. Forza e determinazione che senti in questo omonimo esordio uscito da qualche settimana, dato alle stampe per la Psicolabel, storica etichetta tornata meritoriamente in vita da qualche anno grazie a Giorgio Canali, gran uomo del nostro rock più vero e vivo.
Giorgio Canali ha pure registrato e mixato l’album (al Chicoi Recording Studio di Bassano del Grappa, e in parte tra le mura domestiche) ed è uno degli ospiti che rendono ancora più importante questo disco. Gli altri sono Joe Lally (Fugazi), Alfonso Santimone (East Rodeo), Luca Bottigliero (One Dimensional Man, Lucertulas). Gente vicina a Sara per sensibilità e spirito punk (non a caso, in qualche occasione sono passati su questi schermi). Poi c’è il palco: da sempre attenta alla dimensione live, Sara ha rodato bene i dodici pezzi dell’album, scremando i tanti scritti in questo ultimo periodo. Un sacco di buoni motivi per seguire Dagger Moth, in palude e in tutti i luoghi dove si esibirà. Pronti? 
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